venerdì 16/6 La Giornata Mondiale del Rifugiato apre STREET BOOKS – scrittori, lettori e libri a Dolianova

 

LOGO STREETBOOKS esteso bianco

Il Progetto SPRAR “Accoglienza Metropolitana” (ex Emilio Lussu) della Città Metropolitana di Cagliari gestito dallʼAssociazione Cooperazione e Confronto Onlus (Comunità La Collina) organizza l’undicesima edizione della Giornata Mondiale del Rifugiato che si terrà a Serdiana venerdì 16 giugno dalle ore 18.30 presso la Comunità La Collina.

STREET BOOKS – scrittori, lettori e libri a Dolianova il festival letterario parteollese promosso da Miele Amaro e giunto alla seconda edizione è partner nell’organizzazione dell’evento e aprirà il suo ricco e fitto cartellone proprio con questa celebrazione.

 

Spraar Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati

Comunità La Collina

Città Metropolitana di Cagliari

STREET BOOKS – scrittori lettori e libri a Dolianova

 presentano

VENERDI 16 GIUGNO 2017

presso la Comunità “La Collina” a Serdiana

GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO

 PROGRAMMA:

Ore 18:30

Introduce:

Ettore Cannavera

Responsabile Associazione

Cooperazione e Confronto

Ente Gestore Progetto SPRAR

“Accoglienza Metropolitana”

Antonio Lobina

Consigliere delegato Politiche Sociali

Città Metropolitana di Cagliari

Ente Titolare del Progetto SPRAR

“Accoglienza Metropolitana”

 Ore 19:00

Saluti

Filippo Spanu

Assessore degli Affari Generali

Regione Sardegna

Massimo Zedda

Sindaco della Città Metropolitana di Cagliari

Marcello Oggianu

Dirigente Area Immigrazione

Prefettura di Cagliari

Pierluigi DʼAngelo

Questore di Cagliari

Emiliano Deiana

Presidente Anci Sardegna

Ore 19:30

Ottavio Olita dialoga con:

Giovanni Maria Bellu

Giornalista e scrittore de

ʻʼI Fantasmi di Porto Paloʼʼ

Davide Enia,

Drammaturgo, attore teatrale e scrittore di

ʻʼAppunti per un naufragioʼʼ

Sono stati invitati a partecipare i Progetti

SPRAR, presenti in provincia di Cagliari.

A seguire buffet


appunti

Appunti per un naufragio

Un padre e un figlio guardano la storia svolgersi davanti a loro, nel mare di Lampedusa. «Appunti per un naufragio è un romanzo. Racconta ciò che sta accadendo nel Mediterraneo – le traversate, i soccorsi, gli approdi, le morti – parla del rapporto tra me e mio padre e affronta la malattia di mio zio, suo fratello».

Lampedusa, da lepas, lo scoglio eroso dalla furia degli elementi, che resiste nella vastità del mare aperto. Oppure Lampedusa da lampas, la fiaccola che risplende nel buio, che sconfigge l’oscurità. Su questa isola protesa a sud, tra Africa e Europa, Davide Enia guarda in faccia chi arriva e chi attende, e narra la storia di un naufragio individuale e collettivo.

Da un lato una moltitudine in movimento, che attraversa intere nazioni e poi il Mar Mediterraneo, in condizioni al di là di ogni immaginazione. Dall’altro, a cercare di accoglierla, un pugno di uomini e donne sul confine di un’epoca e di un continente. Nel mezzo si è posto l’autore stesso, per raccontare la scoperta di ciò che accade davvero in mare e in terra, e il fallimento delle parole che si inabissano nel tentativo di comprendere i paradossi del presente.

A partire da una forte esperienza, dal toccare con mano la disumana tragedia degli sbarchi, Enia dà voce ai volontari, agli amici d’infanzia, alle testimonianze dei ragazzi che approdano miracolosamente sull’isola. E mette a nudo le conseguenze emotive di questa realtà toccante e sconcertante, soprattutto nel rapporto con il padre, medico da poco in pensione, che accetta di recarsi con lui a Lampedusa. Ritrovarsi assieme a testimoniare il dolore pubblico di quelli che approdano e di coloro che li salvano dalla morte, accanto a quello privato della malattia dello zio, li spinge a reinventare un rapporto, a forgiare un nuovo e inedito dialogo che si sostituisce ai silenzi del passato.

«Ho frequentato Lampedusa per anni. Ho visto sbarcarvi qualche migliaio di persone, ho incontrato il personale medico e gli uomini della Guardia Costiera, ho mangiato a casa dei residenti, sono uscito in barca con i pescatori, ho ascoltato ragazzi sopravvissuti alla traversata e ho dialogato con i testimoni diretti». In Appunti per un naufragio emerge la vera storia di persone accomunate dall’esperienza della fragilità della vita, che come una rivelazione spinge ognuno verso un nuovo approdo, verso l’ascolto e la scoperta dell’altro.

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Davide Enia (Palermo, 1974) è un drammaturgo, attore e romanziere.

Nel 2002 scrive dirige e interpreta «Italia-Brasile 3 a 2» (premio Ubu speciale 2003). Nel 2003 vince il Premio Tondelli al Premio Riccione con «Scanna» che debutta con la sua regia, alla Biennale di Venezia nel 2004. Nel 2004 scrive, dirige e interpreta «maggio ‘43» (primo premio come miglior spettacolo al “Moldavian International Teatrul Unui Actor”). Nel 2005 vince come novità drammaturgica il Premio Hystrio e il Premio E.T.I.. Per RaiRadio2 scrive e interpreta «Rembò». Nel 2006 vince il premio Vittorio Mezzogiorno e il Premio Gassman come miglior talento emergente italiano. Nel 2007 scrive, dirige e interpreta «I capitoli dell’infanzia». I testi sono pubblicati da Sellerio e Fandango.

Nel 2009 vince con «Il cuoco» il Premio Speciale dell Giuria al Premio Riccione.

Nel 2012 pubblica il suo primo romanzo, «Così in Terra» (Baldini e Castoldi Dalai), tradotto in diciotto lingue e pubblicato in tutto il mondo.

Nel 2013 è Writer in Residency (Nederlands Letterfonds \ Dutch Foundation for Literature) ad Amsterdam. Nel 2014 pubblica il racconto lungo «Uomini e pecore» (EDT). Nel 2015 è Writer in Residency (Passaporta) a Bruxelles.

Nel 2016 con l’edizione francese di «Così in terra», «Sur cette terre comme au ciel» (Albin Michel) vince il Prix du Premier Roman Etranger e il Prix Brignoles come miglior romanzo straniero dell’anno. Nel 2017 dirige ad aprile «L’oca del Cairo», opera incompleta di Mozart, al Teatro Massimo di Palermo. A Maggio pubblica il suo secondo romanzo, «Appunti per un naufragio» (Sellerio).


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I fantasmi di Portopalo. Natale 1996. Storia del naufragio con trecento vittime che nessuno volle raccontare 

Giovanni Maria Bellu – Mondadori

La notte di Natale del 1996 nel canale di Sicilia avvenne quello che, all’epoca, fu il più grande naufragio della storia del Mediterraneo dalla fine della seconda guerra mondiale. Nel tentativo di raggiungere l’Italia, circa trecento giovani uomini di origine pakistana, indiana e tamil morirono in una «carretta del mare». Il fatto passò quasi completamente sotto silenzio benché un centinaio di superstiti – abbandonati dai trafficanti su una spiaggia del Peloponneso e arrestati dalla polizia greca – l’avessero raccontato nei dettagli. Secondo le autorità italiane, le loro testimonianze non erano attendibili. Se veramente un naufragio di quelle dimensioni fosse avvenuto, sarebbero stati trovati a decine i corpi delle vittime, invece non ne era stato trovato nemmeno uno. Come era possibile? Questo libro racconta, in prima persona, come cinque anni dopo Giovanni Maria Bellu incontrò un pescatore di Portopalo di Capo Passero, Salvo Lupo, che gli rivelò la verità: i cadaveri erano stati trovati, a decine. Ma i pescatori avevano deciso di lasciarli dov’erano. L’avvio di qualsiasi indagine avrebbe significato la chiusura dello spazio di pesca per un tempo indeterminato. Un danno economico enorme. Anche l’Italia ne avrebbe subito uno se si fosse arrestato il percorso del suo ingresso nel sistema di Schengen. A causa dei suoi «confini colabrodo», come li aveva definiti la stampa inglese, era guardata con sospetto. Gli altri Paesi dell’Unione europea temevano che, cadute le frontiere, i «clandestini» avrebbero usato lo Stivale come ponte per sciamare ovunque per l’Europa. Quel gigantesco naufragio, se fosse finito sulle prime pagine dei giornali, sarebbe stato una sanguinosa conferma del sospetto. Così le autorità italiane preferirono girare le spalle. “I fantasmi di Portopalo” racconta l’inchiesta giornalistica che nel 2001 ricostruì la verità del fatto, fino a individuare e filmare con un robot sottomarino il relitto della «carretta del mare». E svela che le paure di vent’anni fa sono le stesse di oggi. Nel frattempo sono morte annegate nel Mediterraneo tra le ventimila e le trentamila persone. I fantasmi di Portopalo sono diventati i fantasmi dell’Europa.

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Mai come in questo momento è necessario ribadire con forza che accogliere un rifugiato è un dovere morale e accoglierlo dignitosamente è un obbligo per un paese che voglia definirsi civile e democratico.

I continui attacchi alle Organizzazione non governative che nel Mediterraneo salvano la vite dei profughi, richiamano alla nostra attenzione la tragica sequela di naufragi che si sono succeduti negli anni.

Il giornalista Ottavio Olita ne parlerà con Giovanni Maria Bellu, primo giornalista ad affrontare il tema già nel 2001 con il libro inchiesta“I fantasmi di Porto Palo”e con Davide Enia, drammaturgo e scrittore, che nel libro “Appunti per un naufragio”ha raccolto le voci dei sopravvissuti, dei volontari e degli uomini della Guardia Costiera impegnati nelle operazioni di salvataggio.

Nel corso della serata sarà inoltre possibile firmare per la proposta di legge che vuole superare la Bossi Fini promossa da Ero Straniero

 

Giovanni Maria Bellu è nato e cresciuto a Cagliari, da genitori originari della Barbagia e della Gallura. Dopo aver lavorato per anni a Tuttoquotidiano e a La Nuova Sardegna, nel 1988 viene assunto dal quotidiano la Repubblica. Per il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari è capo servizio del settore politica interna e, dal 1995, inviato speciale. In questa veste ha seguito importanti vicende nazionali e internazionali: da Gladio a Ustica, passando per la morte di Ilaria Alpi.

Nel 2001 ha individuato nei fondali marini al largo di Portopalo di Capo Passero il relitto del naufragio della F174, avvenuto nel dicembre del 1996 con circa 300 migranti a bordo. Dal suo libro pubblicato tre anni dopo nel 2017 va in onda su Rai 1 una miniserie di Giuseppe Fiorello dal titolo I fantasmi di Portopalo in cui il giornalista viene interpretato da Giuseppe Battiston.

Dall’agosto 2008 ha seguito Concita De Gregorio al quotidiano l’Unità, di cui è stato condirettore.

Il 24 settembre 2010 ha vinto a Roma la I edizione del premio di giornalismo L’isola che c’è, riconoscimento assegnato a 10 giornalisti sardi, della carta stampa o della RAI – Radiotelevisione italiana, che lavorano a Roma.

Dal 1º luglio 2011 diventa il direttore del nuovo quotidiano cagliaritano Sardegna 24 Dal 16-22 novembre dello stesso anno, di fronte alle difficoltà finanziarie, ne diventa editore di maggioranza, e il 29 gennaio 2012 il quotidiano fallisce dopo solo sei mesi d’attività, con circa 25 collaboratori senza stipendio e strascichi giudiziari. Bellu ha accusato i precedenti editori di “debiti nascosti” e ha dichiarato che “tornato in Sardegna dopo ventidue anni, non ho alcuna intenzione di andarmene.”

Il primo ottobre del 2012 fonda il quotidiano on line Sardinia Post che all’inizio del 2014 supera i 50mila fan su Facebook e il milione di pagine viste al mese. Nel 2013 è eletto presidente nazionale dell’Associazione Carta di Roma che ha il compito di vigilare sulla corretta applicazione del codice deontologico per gli organi di informazione in materia di migranti, rifugiati e richiedenti asilo.

Nel marzo del 2014 ha assunto la direzione del settimanale Left. Si occupa di tematiche sociali per il sito Tiscali News.



 

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