SCUSI, LEI FA FOTO? – SI, UN PO’

La mia amicizia con Mario Dondero, l’uomo dalle suole di vento.

di Alessandro Negrini*

 

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Succede che alcune forme di bellezza abbiano come loro origine un errore, un’imperfezione,  una gaffe. Ed è a causa di una gaffe che ebbe inizio la mia amicizia con Mario Dondero.

Eravamo entrambi a Cagliari, ospiti del festival “Marina Café Noir”. In una di quelle sere, a cena in un ristorante, mi trovavo a dover ascoltare e tradurre a tavola i noiosissimi monologhi di un ospite irlandese che viaggiava con me.  Tra un suo soliloquio e l’altro, captai alla mia destra la parola  – fotografia: mi girai e, seduti a fianco a me, due leggende: Uliano Lucas e, alla mia destra, Mario Dondero. Ma con un piccolo particolare: nella mia enciclopedica ignoranza, non avevo la più pallida idea di chi fossero.

Mario mi si presentò con la sua affabililtà, curioso di sapere chi fosse il suo vicino di tavolo e, non avendo io idea di chi mi trovassi davanti, gli feci la domanda più cretina, e a seguire imbarazzante, che potessi fare: 

“Ho sentito prima… che lei fa foto?” gli chiesi.

Lui, con la sua proverbiale autoironia, il suo sorriso sagace ed astuto, mi rispose:  – Un pò.

Quella mia gaffe fu, per dirla con una delle sue frasi, l’inizio di uno dei suoi corsi accelerati d’amicizia. Scoprimmo di condividere molte passioni, ma sopratutto l’arte della flânerie, il perdersi nei luoghi, nelle occasioni, cambiando traiettorie all’ultimo minuto, con il solo scopo di vivere le cose nel loro presente e nel loro esserci. La sera successiva venne al cinema a vedere  ‘Paradiso’, il mio documentario girato a Derry in Irlanda del Nord, città dove lui venne a fare un memorabile reportage negli anni dei Troubles, la guerra civile nordirlandese.

Andai cosi a scoprire le sue foto alla mostra del Marina Café Noir, innamorandomi del suo stile fotografico, così identico a lui. Delle sue foto colpiva il rispetto che trapelava per chi era davanti all’obiettivo, eppure capace di dargli risalto, riconoscimento e identità, sia che fosse un contadino, Pasolini, Orson Wells o un nomade irlandese. Tanto da sembrare che fotografasse non qualcuno, ma sempre “con” qualcuno, in una invisibile ma percepibile empatia.   

Così come non si curava del destino economico delle sue foto (tanti sono i suoi rullini dimenticati su treni, navi, bar) così Mario non percepiva l’amicizia come oggetto di scambio. Si dava appassionatamente.

E così, Mario Dondero divenne il più grande, generoso P.R. che io avessi mai avuto.

Iniziai a ricevere molte telefonate: “Salve, Mario Dondero ci ha parlato tanto del suo film…”.  Altre volte incontravo qualcuno che mi diceva – “Ah, ma lei è Alessandro Negrini? No, perchè Mario ha fatto due scatole così a tutti parlandoci di ‘sto Paradiso…”.  E così, un po’ per fiducia nell’opinione e nel gusto di Mario, altre volte immagino un po’ per sfinimento, mi invitavano insieme a lui a presentare “Paradiso” in giro per l’Italia. Da lì iniziò la nostra amicizia, fatta di presentazioni insieme, incontri, telefonate, camminate, discussioni sulla politica, sulle donne ed il pensare progetti possibili, tra cui l’idea di un film su Mario e Uliano Lucas e sulla loro divertentissima amicizia.  Rammento a Cagliari una splendida discussione tra di loro, sulla professione del ‘paparazzo, con opinioni opposte, con loro due che discutevano punzecchiandosi con l’eleganza di un duello ottocentesco.

Per Mario Dondero il tempo non era denaro. Era un bicchiere da riempire di buon vino, di vita, di ritardi colossali, di deviazioni all’ultimo minuto, di incontri, tutti da bere con dolcezza, magari ingannandolo anche quel tempo, facendoci dimenticare con il suo charme che il vino ed il tempo prima o poi finiranno. A tal punto da farci rendere impensabile che il mondo potesse esistere senza Mario esattamente come Mario senza il mondo.

Una volta a Milano, ci ritrovammo a passeggiare alla ricerca di un bar dove bere un bicchiere. Stavamo parlando della mia “non voglia di lavorare”. Ad un certo punto, ci passò a fianco una donna in bicicletta, la quale si fermò per raccogliere un pezzo di carta lasciato da qualcuno per terra, per poi posarlo in un cestino. Tu la guardasti, ti fermasti e, prima che lei se ne andasse, ad alta voce e con enfasi le dicesti:  “Complimenti!”  Chissà dove stava per andare quella ragazza. Ovunque fosse diretta, arrivò in ritardo, perchè Mario decise di raccontarle un aneddoto. E poi un altro. E poi lei si fermò con noi, a bere quel bicchiere che cercavamo un’ora prima.

La sua curiosità per le persone era indomabile ed ineludibile. Ogni partenza era un’avventura dagli esiti imprevedibili. 

Una volta venne a prendermi all’aeroporto di Falconara. “Andiamo a Loreto”, disse:  “Ho sentito che c’è una troupe di Peruviani. E così partimmo, con il suo fedelissimo amico Umberto,  ed arrivammo nel piazzale del paese. Lì, ci infilammo in una scena a dir poco surreale, con tanto di acquario a fianco della piazza come parte del set, con all’interno un piranha. Mario avvicinò il produttore, un nano peruviano accompagnato da un’attrice altissima, e gli disse: “Buongiorno, posso permettermi di interromperla? Volevo darle il benvenuto. Ma lo sa che un mio amico sostiene che il piranha sia un gradevolissimo pesce se fatto al forno? Lei cosa ne pensa?”

Erano questi, immagino, alcuni degli aneddoti che avevano fatto di lui una leggenda, come la voce che, a Parigi, avesse fatto un intero servizio fotografico a tutta la Comédie Française, ma senza pellicola in macchina, perchè allora costosa e lui con pochi soldi in tasca.

Mario che canta. Che ti rapisce senza fartene accorgere. Mario che ricorda anche alla persona più umile che la vera nobiltà è “l’insopprimibile umanità”. Eri una fabbrica vivente di interazioni umane, un patrimonio inestimabile di affabulazioni e divertimento. Un costruttore di castelli umani. Grazie a te nuove amicizie nacquero, come quelle con Antonello Murgia a Cagliari, con Nicola Loviento, Alfredo Ingino e Daniele Ficarelli a Foggia, con i quali condividiamo ancora una bellissima amicizia, la cui matrice generante fosti tu.

Io ti osservavo, mi chiedevo se a volte tu non ti sentissi solo, nomade ma sempre circondato da mille incontri. Una volta, in trattoria, te lo chiesi.  “Ti senti mai solo, Mario?” “A volte, sì, mi è successo. Viaggiare ti rende libero, ma ti fa anche perdere pezzi di vita”, mi dicesti.

Ma sempre agilmente e veloce sparivi, perchè dovevi – come dicevi tu, fare un salto in Sicilia, o Parigi, o Genova. E ripartivi, camminatore instancabile, veloce e leggero come dicevano di Rimbaud, girovago dalle suole di vento.  Per molti, sei stato anche tu un viaggio: vivere scoprendo Mario.

E ti osservavo, scoprendo le tue mille, dolci contraddizioni. Sempre in viaggio, inafferrabile e tuttavia lentissimo nel percorrere tre isolati, una vita per attraversare un viale, perchè per raccontare un aneddoto ti fermavi, e fermavi chi era con te, appoggiandogli la mano sul braccio e proseguendo il tuo racconto, con tempi di percorrenza da tartarughe in viaggio.

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BAMBINI CHE FUMANO A DERRY – Mario Dondero (1968)

Quando meno me lo aspettavo, mi chiamavi: “Ciao caro, volevo sapere come stai”. Poi, circa un anno fa mi chiamasti. “Dove sei Alessandro? Perchè se ti fa piacere io farei un incursione in Irlanda”. Le chiamavi cosi, incursioni. Era parte del progetto pensato con Antonello Murgia: ritrovare le persone ed i luoghi che fotografasti negli anni ‘70 in Irlanda del Nord e fotografarli nuovamente 40 anni dopo. La mostra sarebbe poi avvenuta a Cagliari accompagnata dalla proiezione di Paradiso. Poi, arrivò l’operazione che ha placato il tuo vagabondare, con la tua dolce e stupenda Laura Strappa a proteggere il vento che soffiava ancora nel tuo sguardo.

Ciao carissimo amico. Proseguiamo senza di te questo viaggio, con nella borsa la cosa più preziosa che ci hai lasciato: la meravigliosa, delicata bellezza del mancarsi senza appartenersi. E tuttavia esser dentro un’appartenenza più grande. Perchè siamo dentro un’enorme famiglia, i cui famigliari vanno cercati e scoperti ovunque, alla fermata di un autobus, in un ristorante, su un treno. Mi piace immaginare che ora siamo tutti lì, in qualche angolo di via, dimentichi della destinazione, ma parte di un racconto più grande, zeppo di ironia, umanità e avventura. A mettere in pratica il tuo amato “detour”, l’andar fuori rotta”, girando un angolo di via che non si pensava potessimo incrociare, la malìa delle deviazioni inattese.

Forse siamo stati tutti, senza saperlo, una tua fotografia.

Enorme, dove ora tutti ci riconosciamo.

*Alessandro Negrini  Film Director / Screenwriter

www.alessandronegrini.com

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venerdì 18 dicembre Rossella Faa a Dolianova, Un’isola da bere in tour e Con la Cultura si mangia

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Cari amici,

venerdì 18 a Dolianova c’è Rossella Faa per presentare, come solo lei sa fare, il suo nuovo libro /cd Bella Bella Bella, un regalo di Natale che potete personalizzare con la sua dedica. Iniziamo alle 18,30 e l’ingresso è libero.

E’  in libreria e in tour Un’Isola da berePercorsi letterari nella Sardegna del vino, dei liquori, del caffè: giovedì 17 all’Exmè di Carloforte, sabato 19 alle Cantine di Dolianova e in piazza Lo Quarter ad Alghero.

Con la Cultura si mangia arriva al suo settimo menu, dedicato stavolta alla NOTTE. Al Manàmanà a pranzo e a cena premi, gadget, regali per tutti quelli che partecipano.

Tutti i dettagli di questi appuntamenti e iniziative  li trovate di seguito

Buone letture

 

 MIELEAMARO IL CIRCOLO DEI LETTORI

 con il Patrocinio di

ASSESSORATO ALLA CULTURA DEL COMUNE DI DOLIANOVA

 presenta

 “tutti, prima o poi, dobbiamo fare i conti con la vecchiaia, che non è una malattia, ma solo una delle età della vita”

 VENERDI’ 18 DICEMBRE h.18,30

 Sala Snack bar – Via Gandhi, Su Cuccureddu – Dolianova 

Rossella Faa

libro ross  rass

Bella Bella

il nuovo libro/cd

INGRESSO LIBERO

COME RAGGIUNGERE LA SALA SNACK BAR SU CUCCUREDDU? É proprio a fianco alla Piscina Comunale.QUI comunque trovate la mappa.

 

MIELEAMARO IL CIRCOLO DEI LETTORI

e

Manàmanà Cafe Restaurant

presentano

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L’iniziativa

“Con la cultura si mangia!” è un’iniziativa promossa dal Circolo dei lettori Miele Amaro e da Manàmanà Cafè Restaurant. Il nostro obiettivo è promuovere la lettura, il cinema, la musica durante la pausa pranzo o la sera, a cena, offrendo ogni settimana un menu diverso accompagnato da brevi recensioni letterarie e play-list musicali scaricabili direttamente da Spotify. 4 pillole di lettura su grandi classici, novità in libreria, fumettistica e letteratura per bambini accompagnati da una breve recensione ad opera del Circolo dei Lettori Miele Amaro.

Come si partecipa?

Per partecipare basta richiedere gratuitamente la tessera “Con la cultura si mangia!” al personale del ristorante Manàmanà e al Circolo dei Lettori e pranzare o cenare da noi dal 19 ottobre al 24 dicembre 2015. La Card è composta da 15 caselle: ogni volta che spenderete più di 10€, avrete diritto ad un bollino.

Cosa si vince?

Pranzare o cenare al Manàmanà da diritto a tanti premi fin dal primo bollino: dai classici della letteratura, alle raccolte dei fumetti NUES, da block notes allegri e colorati ai mini racconti della Tisana, una raccolta di brevissime storie da gustare mentre sorseggiate un the o una tisana.

Cumulando 15 bollini riceverete un premio, a scelta, tra:

2 biglietti d’ingresso al Cinema Odissea

1 buono da 15 € da spendere presso una della libreria aderenti all’iniziativa

1 biglietti d’ingresso a teatro per uno spettacolo teatrale delle compagnie aderenti all’iniziativa

1 set di erbe aromatiche da cucina

2 confezioni di Tisane di Sardegna Officinalia

è in tour

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Un’Isola da bere – Percorsi letterari nella Sardegna del vino, dei liquori, del caffè

(MieleAmaro n.6/2015 –CUEC Edizioni)

a cura di Vincenzo Soddu e Gianni Stocchino

GIOVEDÌ 17 ore 19 a CARLOFORTE – ExMe

SABATO 19 ore 17,30 a DOLIANOVA – Sala Maestrale delle Cantine di Dolianova

SABATO 19 ore 17,30 ALGHERO – Piazza Lo Quarter

 ATTENZIONE: tutti gli appuntamenti sono con degustazione (venite accompagnati da astemi che guidano)

Un’Isola da bere –Una ricca antologia suddivisa in tredici capitoli per raccontare la Sardegna del bere con i vini, la birra, i liquori e il caffè. Ma anche le bevute epiche e gli ubriaconi leggendari, le cantine, gli tzilleris, is magasinus, la tradizionale e famigerata ospitalità dei sardi e il legame tra vino e poesia.

Da Alexandre Dumas a Honorè de Balzac, da Emilio Salgari a Marguerite Yourcenar, quasi trecento tra brani e citazioni tratti da più di cento libri.

Con in più quattordici contributi originali, d’autore: Renzo Cugis e Gianfranco Liori, Giovanni Fancello, Paolo Maccioni, Giacomo Mameli, Francesco Manca, Alberto Masala, Nicolò Migheli, Salvatore Orunesu, Germano Orrù, Giorgio Pisano, Giuseppe Pusceddu, Vincenzo Soddu, Gianni Zanata

 

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Vota subito il libro dell’anno di Fahrenheit! Sulla faccia della terra di Giulio Angioni è il nostro consiglio

Cari amici,

 

angioni

Sulla faccia della terra, Maestrale/Feltrinelli di Giulio Angioni è candidato a libro dell’anno di Fahrenheit su Radio3 rai.

Se vi è piaciuto L’INVITO È A VOTARLO (in modo molto semplice inviando una mail a fahre@rai.it copia incollando il grassetto sopra o scrivendo di vostro pugno titolo e autore).

QUI il link all’intervista di presentazione del libro

Se avete intenzione di votarlo fatelo ADESSO perché si può votare solo fino a lunedì 7.

Votate votate, votate!

buone letture

miele amaro